Perché nel 2025 Cuba è piena di offerte (e cosa c’entra il crollo del turismo)
Nel febbraio 2025 sono arrivato in un resort cubano in alta stagione e la scena era surreale: metà lettini vuoti, baristi annoiati che facevano battute sulla “crisi del mojito”. Il personale lo diceva quasi ridendo: «Un tempo qui non trovavi una sedia libera».
Negli ultimi due anni il turismo internazionale a Cuba si è sgonfiato rispetto agli anni d’oro. I report sul settore parlano di voli meno pieni, posti letto inutilizzati, interi complessi che lavorano a mezzo gas. Tradotto: per riempire le camere, hotel e resort stanno spingendo su sconti e promozioni che qualche anno fa sembravano fantascienza.
La cosa curiosa è che i grandi nomi restano cari. Varadero e i cayos super famosi continuano a vivere nel loro universo parallelo, con pacchetti gonfiati e turismo di massa. Dove la musica cambia è nel “resto dell’isola”: località con mare bellissimo, meno inflazionate, che nel 2025 iniziano a comparire sempre più spesso nelle classifiche e negli articoli specializzati come alternative più oneste.
È lì che entrano in gioco il rapporto qualità–prezzo e un po’ di sano opportunismo da viaggiatore. Durante il mio ultimo giro ho usato spesso strumenti online per confrontare i costi degli hotel: per avere un’idea veloce ho incrociato i prezzi visti in agenzia con quelli stimati da servizi tipo HikersBay per i prezzi medi degli hotel e il quadro era sempre lo stesso. Varadero su, Santa Lucía e Holguín giù.
Ed è qui che la faccenda diventa interessante: se tutti continuano ad affollare Varadero, qualcuno deve pur godersi il resto dell’isola in pace. In questo articolo ti porto in tre zone che mi hanno convinto proprio per questo equilibrio tra portafoglio e mare: Playa Santa Lucía, la fascia di Holguín con Playa Pesquero e la più spartana, ma autentica, Caletones.
Playa Santa Lucía: barriera corallina da sogno a prezzi da fine stagione
Arrivare a Santa Lucía è stato quasi un effetto speciale slow motion. Strada costiera semi vuota, qualche bici, un cane che attraversa con calma disarmnate… e all’improvviso il mare verde chiaro che ti si apre a lato. Non un cartellone pubblicitario, non un bus turistico. Solo silenzio e vento caldo.
Siamo nella provincia di Camagüey, sulla costa nord. Santa Lucía è uno di quei posti che nei cataloghi compaiono spesso in terza fila, dietro i soliti nomi. E proprio per questo, nel 2025, è una miniera per chi cerca Cuba low cost.
Nel mio caso, per un resort all inclusive fronte mare ho pagato circa 70 euro a notte a persona: camera, buffet infinito, bevande locali, attività base tipo kayak e uscite in catamarano corte. Per lo stesso periodo, un resort paragonabile a Varadero mi sarebbe costato almeno 110–120 euro a notte. In una settimana fanno quei soldi che preferisco decisamente spendere in aragosta e rum, non in braccialettini di plastica.
La chicca, però, è la barriera corallina. A pochi minuti di barca dalla spiaggia ti ritrovi sopra un giardino di coralli ancora in buona salute, con pesci colorati che non hanno ancora fatto il master in “come farsi fotografare dai turisti”. In una delle uscite di snorkeling ho incrociato una tartaruga enorme che mi ha ignorato con un’aria tipo “sei tu l’ospite qui, regolati”. Momento da screensaver, senza la folla da gita organizzata.
Se ti piace l’idea dello snorkeling ma non vuoi svenarti per l’attrezzatura o le escursioni, ti torna utile dare un’occhiata anche a questa guida: Snorkeling low cost a Maiorca: guida pratica (e onesta) per risparmiare davvero. Parla di Maiorca, ma molti trucchi sono identici: maschera comprata a casa invece che sul posto, scegliere escursioni con barche piccole, portarsi il proprio boccaglio per non noleggiarlo ogni volta. A Cuba questi micro risparmi si sommano in fretta.
Non è tutto perfetto, ovvio. La spiaggia è lunga, bella da passeggiare, ma non ogni tratto sembra un set fotografico. Alcuni punti sono un po’ segnati dall’erosione, certe strutture portano addosso gli anni e li mostrano senza trucco. Però i prezzi sono bassi, l’atmosfera è tranquilla, e la sera senti più il rumore del mare che quello delle animazioni urlate al microfono.
Se finora hai guardato solo preventivi per Varadero, Santa Lucía è il posto dove scopri che puoi avere mare bello, snorkeling “serio” e all inclusive a un costo che sembra quasi un errore del sistema.
Le spiagge di Hogluín: Playa Pesquero per chi vuole il resort, Caletones per chi ama l’essenziale
Holguín è un po’ il “piano B di lusso” di Cuba. Stessa acqua turchese da sfondo del telefono, ma pacchetti spesso più bassi di Varadero, soprattutto nel 2025, con parecchie camere che rischiano di restare vuote.
Playa Pequero è la star della zona. Grandi resort, sabbia chiara, mare tranquillo, tutto molto lineare. Il mio primo mattino lì me lo ricordo bene: uscita all’alba pensando di dover combattere per un posto in prima fila e… la baia praticamente vuota. Due persone che correvano, tre che facevano foto. Fine. Per un posto di solito considerato “top”, fa un certo effetto.
Per una settimana all inclusive in un resort medio-alto qui ho speso intorno ai 900 euro. Stesso periodo, stesso tipo di trattamento in un cayo famoso: il preventivo superava i 1300. Quei 400 euro di differenza, nel mio caso, hanno pagato tutte le escursioni e pure i souvenir inutili comprati all’ultimo minuto.
Poi c’è Caletones, che è esattamente l’opposto. Meno resort instagrammabili, più case particular, sedie di plastica sulla sabbia e griglie che fumano la sera. La spiaggia non è “perfetta”, il mare non ha quella sfumatura photoshoppata da cartolina, ma l’atmosfera di villaggio ti entra addosso subito.
Una delle mie cene preferite a Cuba l’ho fatta qui: pesce appena pescato, riso, un po’ di insalata, tavolino storto praticamente a un metro dall’acqua. Ho pagato circa 8 euro. Lo stesso giorno, cocktail in un resort a Playa Pesquero: 6 euro l’uno. Capisci al volo perché combinare le due zone nello stesso viaggio ha senso.
Per chi ama alternare mare e giornate “piano B”, Holguín si presta bene. A Maiorca mi aveva salvato la vacanza un intero itinerario costruito attorno a Palma Aquarium e dintorni: il piano B perfetto a Maiorca quando il mare fa i capricci. A Holguín il concetto è simile: se il mare non collabora, puoi ripiegare su cittadine coloniali, piccoli musei improvvisati, gite nell’entroterra. Non è identico, ma l’idea di avere una “riserva” ti fa vivere meglio anche la settimana di mare.
Qui ho sbagliato solo una cosa: le date. Avevo già avuto la lezione con un articolo che mi ero letto per un trekking, Quando andare in Himalaya? Guida pratica a stagioni, clima e prezzi tra Annapurna ed Everest, che ti fa capire quanto il periodo cambi tutto. Eppure per Cuba avevo prenotato un po’ a casaccio. Bastava spostare il viaggio di due settimane per trovare prezzi ancora più bassi e un meteo più stabile. Stessa logica: stagione giusta = meno sorprese e conto finale più gentile.
Come approfittare ora del calo del turismo cubano senza farsi fregare
Se vuoi mare caraibico nel 2025 senza prosciugare il conto, Cuba è in un momento d’oro. Ma no, non ogni “super offerta lampo” è automaticamente un affare.
La prima cosa, banale ma decisiva, è guardare oltre i soliti nomi. Playa Santa Lucía, Holguín, Caletones e altre spiagge finite di recente sul radar degli addetti ai lavori hanno ancora prezzi umani proprio perché non sono state mitizzate dagli spot. Meno pacchetti standard, più margine per combinare voli, resort e qualche notte in casa particular.
Secondo trucco: giocare con le date. Non serve per forza gennaio con settimana bianca di massa. I periodi a cavallo dell’alta stagione, quelli in cui le statistiche di occupazione scendono un po’, sono spesso il momento in cui le strutture mollano gli sconti extra. Prima di fissare le ferie, un giro su strumenti che confrontano prezzi medi e clima, tipo HikersBay per vedere al volo quanto costano gli hotel e che tempo ti aspetta, può salvarti da brutte sorprese.
Terzo punto, sottovalutato: combinare zone diverse nello stesso viaggio. Qualche giorno in resort a Playa Pesquero per spegnere il cervello, poi 2–3 notti in casa praticular a Caletones o Santa Lucía. Il costo medio per notte scende, tu vedi una Cuba più reale e non passi sette giorni di fila al buffet con la stessa insalata di riso che ti guarda.
Io, per esempio, sono cascato in una “offertona” per una notte exra a prezzo ridicolo. Sembrava un regalo. Peccato che al momento del check-out saltassero fuori transfer non inclusi, tassa locale, supplemento per la stanza “vista qualcosina” e altre piccole voci. Alla fine quella notte mi è costata quasi quanto le precedenti. Da allora la prima cosa che controllo è sempre: cosa c’è davvero compreso nel prezzo?
Ultimo punto rapido: informati prima di partire su sicurezza, condizioni locali, disponibilità di contanti e via dicendo. Online ci sono servizi che incrociano dati su clima, costi e livello di sicurezza dei Paesi. Non devi diventare esperto di geopolitica, basta avere un’idea di base prima di chiudere la prenotazione.
Il succo è semplice: in questo momento storico puoi farti una settimana di mare a Cuba, su spiagge meno note ma bellissime, spendendo quello che fino a poco tempo fa ti portava giusto a un weekend lungo in Europa. Serve solo una cosa: la voglia di uscire dal binario Varadero–cayos famosi e andare a vedere cos’altro c’è davvero sull’isola.

Mi ha colpito tantissimo l’immagine dei lettini mezzi vuoti in piena alta stagione, soprattutto se penso alla Cuba affollata di qualche anno fa. Da viaggiatore mi attira l’idea di spiagge quasi deserte e prezzi più bassi, ma mi chiedo quanto questo “crollo del turismo” impatti davvero sulla vita delle persone che lavorano nel settore. Secondo te, scegliendo resort o casas particulares più piccole e a gestione familiare, si riesce a viaggiare low cost senza alimentare ulteriormente la crisi economica locale? E in pratica, quali accorgimenti consiglieresti per vivere Cuba in modo responsabile nel 2025, approfittando delle offerte ma senza approfittarsi del momento difficile?
Elvira, hai colto perfettamente il paradosso: per noi viaggiatori è “un affare”, per chi lavora nel turismo molto meno. Sì, puntare su casas particulares e piccole strutture a gestione familiare è già una scelta migliore, soprattutto se paghi in contanti direttamente a loro e non solo tramite piattaforme. Un accorgimento pratico in più: destina una piccola parte del budget a servizi locali (taxi privati, guide non ufficiali, ristorantini di quartiere) e chiedi sempre “di cosa avete bisogno davvero?” prima di portare cose dall’Europa, così quel risparmio che fai tu diventa anche un micro-investimento in chi ti ospita.