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Phu Quoc 2026: quanto sta cambiando davvero l’isola-regina del mare in Vietnam

Phu Quoc 2026: quanto sta cambiando davvero l’isola-regina del mare in Vietnam

Phu Quoc cambia status: cosa significa “zona amministrativa speciale” per chi vuole andarci in vacanza

Immagina la scena: stai guardando voli per il Vietnam, filtri per “vicino al mare” e… Phu Quoc spunta fuori ovunque. Ogni volta. Poi leggi che “da poco è stata riorganizzata come zona amministrativa speciale” e la domanda è una sola: ok, ma a me che voglio solo sabbia e birretta ghiacciata, cosa cambia?

Non serve un manuale di diritto vietnamita. In pratica questo nuovo status significa una cosa molto semplice: il governo vuole spingere fortissimo sul turismo di mare. Più investimenti, regole più snelle per costruire resort e infrastrutture, progetti per trasformare l’isola in un hub del turismo balneare del sud-est asiatico.

Phu Quoc era già una delle mete di mare più famose del Vietnam, soprattutto per i vietnamiti stessi e per chi vive in Asia. Ora l’obiettivo è alzare la testa e competere con i “big” della zona: Thailandia, Indonesia, le spiagge vicino a grandi città in crescita. Un po’ come sta provando a fare Istanbul puntando sulle sue spiagge e sui beach club, di cui parlo in dettaglio in Istanbul mare 2025–2026: spiagge, beach club e prezzi veri a un’ora dalla Moschea Blu.

Nel concreto, sull’isola stanno spuntando nuove strade, vengono allargati porto e marina per yacht, l’aeroporto continua a crescere. I collegamenti sono molto più comodi di qualche anno fa: dai classici voli interni da Ho Chi Minh City e Hanoi, si è passati a un numero crescente di diretti da altre città asiatiche. Tradotto: meno scali, meno ore in viaggio, meno rischio di collassare sulla sedia all’arrivo.

Per noi turisti il succo è abbastanza chiaro: più voli, più hotel, più gente… e più scelta. Oggi Phu Quoc è più facile da raggiungere, più costruita, ma appena ti allontani da qualche zona iper sviluppata torna di colpo selvaggia. È proprio questo mix che vale la pena raccontare.

Nuove infrastrutture, resort e voli: l’isola che corre veloce (a tratti anche troppo)

La prima volta che sono atterrato a Phu Quoc ho pensato: “ma questo aeroporto non è un po’ troppo grande per quest’isola?”. Ora, ogni volta che ci ripenso, mi sembra quasi piccolo rispetto a quello che sta arrivando.

L’aeroporto è stato progettato proprio per crescere: più voli interni low cost, più charter, più collegamenti da altre città asiatiche. Dall’Europa di solito si arriva con uno scalo: Ho Chi Minh City, Hanoi, Bangkok, Singapore, Kuala Lumpur… non è complicato, è solo una specie di Tetris di orari. Negli ultimi anni però i tempi complessivi si sono accorciati, anche perché non devi per forza passare da Saigon per poi volare sull’isola.

Il nuovo status amministrativo ha acceso il semaforo verde agli investimenti. Te ne accorgi appena esci dall’aeroporto: strade nuove che tagliano l’isola, rotonde lucide, cantieri ovunque. Verso Duong Dong il traffico aumenta, scooter che sfrecciano, negozi e ristoranti uno dopo l’altro. Poi ti sposti lungo la costa ovest e inizi a vedere i mega resort vista mare, completi di piscina a sfioro, scivoli, fontane danzanti, il pacchetto completo.

Una sera mi sono ritrovato in uno di questi resort giganteschi per un aoeritivo. Bellissimo, tramonto perfetto, zero rumore di motorini, tutto studiato per non farti uscire mai. Onestamente, mi sono sentito quasi in una bolla, come se il Vietnam fosse rimasto al cancello di sicurezza.

Due giorin dopo ero dall’altra parte dell’isola, in una guesthouse molto semplice verso il nord. Ultimo pezzo su una stradina di terra rossa, buche, galline, cani che dormono in mezzo alla csrreggiata. Alle 22 era già buio pesto e l’unico rumore era il frinire degli insetti. Stessa isola, due pianeti diversi.

Questa è un po’ la contraddizione di Phu Quoc adesso. Da una parte più comfort: corrente che non salta, hotel con piscine enormi, beach club con DJ e cocktail perfettamente shakerati. Dall’altra il rischio concreto che certe spiagge perdano un po’ dell’atmosfera da isola sonnolenta che ha fatto innamorare tanti viaggiatori anni fa. Le gru sullo sfondo del tramonto ormai sembrano quasi un elemento del paesaggio.

Con lo status di zona speciale arrivano anche le grandi catene internazionali e progetti immobiliari di quelli con rendering super patinati. Tra tre o cinque anni è probabile che alcune zone oggi ancora tranquille siano piene di resort. Se cerchi l’isola un po’ più lenta, forse è il momento di anticipare i tempi.

Io, che confronto sempre i livelli di “mare vs cemento”, mi sono trovato a guardare i prezzi e il grado di sviluppo di Phu Quoc rispetto ad altre mete usando i dati di siti come HikersBay. Dare un’occhiata a costi medi degli hotel e del costo della vita prima di prenotare aiuta a capire se vuoi puntare su quest’isola o se ti conviene restare sulla costa continentale.

Cosa fare a Phu Quoc oggi: spiagge bianche, parco nazionale e isole An Thoi

Phu Quoc non è solo sdraio e cocktail con l’ombrellino. O meglio: c’è anche quello, ma il programma può essere un po’ più interessante.

Partiamo da Bai Sao, la spiaggia da cartolina che vedi ovunqeu su Instagram. Sabbia chiara, acqua che vira dal turchese al verde, palme piegate, qualche altalena di legno messa lì apposta per le foto. La prima volta ci sono arrivato presto la mattina: quasi nessuno in giro, il mare piatto, un silenzio irreale. Verso le 11 è iniziata la processione di bus turistici. Nel giro di mezz’ora la spiaggia si è riempita di ombrelloni, selfie stick e musica sparata.

La parte onesta: in alcuni tratti si vedono rifiuti trascinati dal mare o lasciati dai visitatori, niente di apocalittico ma c’è. Camminando un po’ più in là, però, lontano dai baracchini, si trovano ancora angoli molto più tranquilli e puliti. Serve solo un minimo di voglia di muoversi.

Al centro-nord dell’isola inizia il parco nazionale. Foresta fitta, strade che diventano piste, qualche sentiero che porta verso punti panoramici e cascate stagionali. Non è trekking estremo, non stai preparando l’Everest. Piuttosto l’opposto: fa caldo forte, l’umidità ti si incolla addosso, le zanzare ti prendono di mira se ti dimentichi il repellente. Se stai già sognando viaggi più impegnativi, tipo Himalaya, può essere divertente leggere anche Everest Base Camp senza fare l’eroe: come battere il mal di montagna (prima che lui batti te). Qui però niente mal di montagna: solo maglietta incollata alla schiena e molte pause all’ombra.

A sud, invece, iniziano le gite verso l’arcipelago di An Thoi. Barche più o meno grandi portano i turisti tra isolotti diversi: fermata per snorkelling, un tuffo, pranzo a bordo o su piattaforme galleggianti che sembrano piccoli ristoranti in mezzo al nulla. Sott’acqua si vedono coralli di vari colori, pesci tropicali, a volte l’acqua non è chiraissima se il mare è mosso. La qualità delle uscite cambia tanto da agenzia ad agenzia: in un caso mi sono trovato in una barca oversize, musica a palla e poco tempo per nuotare; in un’altra gita eravamo in dieci, atmosfera rilassata, molto meglio.

Fuori dall’acqua le giornate si riempiono facilmente: mercati serali dove assaggiare ogni tipo di spiedino, piccoli café con sedie in plastica e caffè ghiacciato, massaggi a fine giornata, qualche beach bar tutto lucine e tappeti stesi sulla sabbia. Se ti diverte organizzare reel e foto super curate, il vibe è un po’ quello delle spiagge spagnole più fotogeniche. Chi ha amato i consigli dell’articolo Coppie e Instagram: le spiagge più fotogeniche di Maiorca per reel che funzionano davvero probabilmente si divertirà parecchio anche a rincorrere i tramonti arancioni di Phu Quoc.

Tra tutte le cose provate, le uscite in barca alle An Thoi sono quelle a cui ripenso più spesso. Quello che mi ha deluso un po’ invece sono alcune spiagge molto costruite, dove ti senti più in un parco tematico che in un’isola vietnamita.

Quanto costa Phu Quoc rispetto alle altre mete di mare in Vietnam

Ok, ma quanto devo mettere in budget per Phu Quoc rispetto a Nha Trang, Da Nang o le isolette più piccole?

Io in una guesthouse semplice, camera doppia con ventilatore e bagno privato, ho pagato intorno ai 18–20 euro a notte. Spostandomi in un hotel carino con piscina e colazione inclusa sono passato sui 40–45 euro. Non prezzi folli, ma sicuramente più alti rispetto a città di mare sulla terraferma dove per una stanza decente ho speso anche 12–15 euro.

Sul cibo la differenza si sente soprattutto nelle zone super turistiche. In una città di mare vietnamita un piatto di noodle fumanti l’ho pagato l’equivalente di 1,50–2 euro. Sul lungomare di Duong Dong, per un piatto simile in un posto “per stranieri” mi è capitato di pagarne 3,50–4. Nulla di drammatico, ma la salita c’è. Appena ti allontani di qualche via, però, ricompaiono i ristorantini dove con 2–3 euro mangi abbondantemente.

I tour organizzati, soprattutto quelli in barca verso le isole An Thoi o i pacchetti “giro dell’isola in un giorno”, tendono a costare un po’ di più rispetto ai tour simili comprati sulla costa continentale. Anche qui dipende: agenzia grande, musica alta, buffet ok ma anonimo, prezzo più basso; gita più raccolta, barca più piccola, cibo migliore, prezzo più alto. Io ho pagato da 18–20 euro per le uscite basic a circa 35–40 per quelle più curate.

La stagionalità incide parecchio. In alta stagione (soprattutto intorno a Capodanno e alle vacanze del Tet vietnamita) i prezzi degli hotel e dei voli schizzano. Nella stagione delle piogge ho visto resort che in inverno costavano 120–150 euro scendere anche sotto i 70. Se hai date flessibili, conviene dare un’occhiata ai prezzi medi di Phu Quoc e di altre località vietnamite su HikersBay, giusto per farsi un’idea prima di decidere se puntare sull’isola o restare sulla costa.

Secondo me, oggi Phu Quoc conviene ancora se cerchi un’isola con un minimo di vita serale, mare gradevole e qualche giornata di escursioni. Non è più la meta da “super low budget” totale. Se l’obiettivo è spendere il meno possibile, forse è meglio guardare verso altre zone del Vietnam meno famose. Io ci tornerei volentieri, soprattutto per rifare le An Thoi con una barca piccola e per rivedere quei tramonti in cui il sole scende dietro al mare e per qualche minuto l’isola sembra fermarsi, gru comprese.

L’autore

Sebastian Boguszewicz

Viaggiatore e fotografo di viaggio. Architetto software, creatore di prezzi-mondiali.it e della piattaforma di viaggio hikersbay.com.