Perché tutti parlano del mare in Vietnam adesso
Nel giro di un paio d’anni il Vietnam è passato da “posto da backpacker con lo zaino lurido” a vero concorrente di Baleari, Grecia e Italia per chi vuole mare, sdraio e portafoglio ancora vivo a fine vacanza. Non è (solo) moda Instagram: i prezzi in Mediterraneo sono schizzati, e sempre più gente guarda a est chiedendosi se non convenga fare qualche ora di volo in più.
Per non perdersi in mille nomi, qui mi concentro su tre zone che per una prima volta hanno senso e si incastrano bene in un itinerario: My Khe a Danang, Nha Trang e l’isola di Phu Quoc. Niente trattato accademico, solo cose pratiche: tipo di spiaggia, atmosfera, periodo migliore e quanto ho speso davvero per dormire e vivere una giornata tipo.
Il tutto nasce da viaggi personali fatti fra 2023 e 2025, più un po’ di incroci con guide e articoli aggiornati fino al 2026, compresi portali specializzati come vietgohan.com e i dati climatici e di prezzi che controllo di solito su HikersBay. Mi interessa la vita reale, non il resort da 500 euro a notte con piscina a forma di fiore di loto.
Un punto chiave: il Vietnam è lungo. Il meteo al nord non ha niente a che vedere con quello del sud, e il centro fa storia a sé. Non esiste il “mese perfetto”, ma cokbinazioni più o meno furbe. Se stai scegliendo tra Mediterraneo e Asia ha seno mettere in colonna i costi: più avanti, parlando di Phu Quoc, troverai il rimando a un confronto onesto tra mare “caraibico” in Europa e prezzi 2025.
Se cerchi sabbia sotto i piedi, acqua decente, un po’ di comfort e la sensazione di non stare bruciando lo stipendio in una settimana, sei nel posto giusto. Niente foto in infinity pool con cappello gigante: qui si parla di guesthouse, resort umani e birre sul bagnasciuga.
Danang e My Khe: lunga spiaggia, mood cittadino e prezzi ancora umani
La prima volta che ho messo piede su My Khe ho pensato: “Ok, questa non è la classica isoletta tropicale”. Davanti hai una striscia di sabbia chiara che sembra non finire mai, onde che non stanno mai davvero ferme e, alle spalle, una città vera: motorini, grattacieli, ristorantini, caffè ovunque.
L’atmosfera è da città di mare più che da paradiso remoto. La mattina presto vedi le famiglie vietnamite che si buttano in acqua con il salvagente a forma di paperella, il nonno che fa ginnastica in riva e, due ore dopo, i surfisti improvvissati che provano a domare le onde. Non è sempre mare da cartolina, ma è super comodo se vuoi alternare spiaggia, vita urbana e qualche gita fuori porta.
Il mare qui spesso è un po’ mosso, ideale per chi vuole provare surf o solo saltare nelle onde. Se cerchi lo specchio d’acqua piatto forse non è il top, ma come base per esplorare funziona benissimo: Marble Mountains a pochi chilometri, il passo di Hai Van se ti va di noleggiare una moto o contrattare un taxi, e Hoi An a distanza di gita in giornata.
A livello clima, il centro del Vietnam dà il meglio grosso modo da marzo ad agosto. Da settembre a dicembre puoi incappare in piogge serie e mare agitato, non il massimo se sogni 10 giorni di lettino. Io prima di prenotare dò sempre un’occhiata ai dati storici su servizi di meteo e clima come quelli di HikersBay: non ti salvano da ogni acquazzone, ma evitano di atterrare nel momento statisticamente più bagnato.
Passiamo ai soldi. A Danang ho dormito in guesthouse a 5–10 minuti a piedi dal mare pagando tra 18 e 25 euro a notte per una doppia con colazioe basica (pane, uova, caffè vietnamita che ti sveglia definitivamente). Per un hotel di fascia media con piscina sul tetto e vista, ho speso intorno ai 55–60 euro a notte. La differenza grosa la fa stare direttamente sulla strada “ocean front” o una, due vie dietro: bastano 300 metri in più di camminata per risparmiare un bel po’.
Sulla spiaggia, un lettino con ombrellone per l’intera giornata mi è costato tra i 2 e i 4 euro, dipende dalla zona e da quanto ti va di contrattare. Una birra fresca sta spesso sotto l’euro, un cocco freddo poco di più. Il problema vero non sono i prezzi, è il caldo.
Il primo giorno ho avuto la brillante idea di mettermi a lavorare al laptop in un beach bar a mezzogiorno. Dopo venti minuti lo schermo sembrava una stufa, io pure. Ho chiuso tutto, ordinato un’altra birra e dichiarato fallimento. Se pensi di andare a giugno e soffri il caldo, dai un occhio anche all’articolo Asia fresca a giugno: 5 destinazioni dove non ti sciogli, perché potresti voler combinare Danang con zone del Vietnam un filo più ventilate.
Oltre al bagno c’è parecchio da fare: scuole di surf per principianti che affittano tavola e istruttore per poche ore a prezzi molto più bassi rispetto all’Europa, street food la sera tra banh mi, noodle e frutti di mare alla griglia, e le classiche gite. Una corsa in taxi o Grab per andare e tornare da Hoi An mi è costata circa 20–25 euro in totale, mentre i tour organizzati partivano da 30–35 euro a testa con guida e pranzo semplice.
Nha Trang: vibe russa, snorkeling e resort con buon rapporto qualità-prezzo
Nha Trang o la ami o la odi, non ci sono molte vie di mezzo. Io ci sono arrivaro di sera, dopo un bus infinito, e il primo impatto è stato: mini Costa Brava versione asiatica. Lungomare con palme e grattacieli, insegne in russo, locali con musica alta, turismo russo e cinese molto presente.
La spiaggia principale è una lunga curva di sabbia dorata, il mare di solito più tranquillo rispetto a My Khe. Il fondale scende abbastanza regolare, anche se ho trovato tratti in cui diventava profondo un po’ di colpo, quindi con bambini piccoli sta’ solo un filo più attento.
Qui funzionano bene quelli che vogliono un mix tra mare e comodità “da pacchetto vacanza”, ma senza dover comprare davvero il pacchetto in agenzia. Arrivi, prendi hotel vicino alla spiaggia, hai ristoranti, centri commerciali e bar a portata di infradito.
Periodo consigliato? Io mi sono trovato meglio tra marzo e giugno: cielo spesso blu, mare calmo, caldo ma non ancora insopportabile. Una volta ci sono capitato a novembre: pioggia monsonica, mare marrone, io rintanato in un centro commerciale a mangiare pho tiepido e guardare bambini che correvano nel parco giochi al coperto. Non la mia giornata più epica in Vietnam.
Per dormire, in un hotel economico ma pulito a pochi minuti dalla spiaggia ho speso circa 20 euro a notte per una doppia con aria condizionata. Quando ho voluto farmi due giorni “da signore” in un resort di fascia media con piscina e colazione con buffet infinito, sono salito a 70–75 euro a notte per una camera con vista mare. La differenza più grande l’ho vista tra strutture sul lungomare principale e quelle a una o due strade dietro: spesso risparmi il 20–30% solo spostandoti di un isolato.
Sull’acqua Nha Trang dà il meglio con i tour in barca. Ho visto un sacco di proposte per gite giornaliere verso le isole minori, con tappe a Hon Mun e altre isolette. I prezzi che ho trovato sui volantini giravano tra 25 e 35 euro a persona, con pranzo basic incluso e attrezzatura da snorkeling fornita. L’acqua è gradevole, con qualche pesce e un po’ di corallo, ma non aspettarti il Mar Rosso. Buono per passare una giornata diversa, non un pellegrinaggio subacqueo.
Se viaggi con figli, Nha Trang è interessante: hai spiaggia grande, parchi acquatici, centri commerciali con sale giochi, ristoranti dove trovi facilmente qualcosa di non piccante. Per un confronto onesto con un classico viaggio di famiglia in Mediterraneo, leggi l’articolo sulle famiglie a Maiorca nel 2026: io, guardando i miei conti di Nha Trang, ho visto che una giornata in resort con mezza pensione lì mi costava sensibilmente meno rispetto a un resort simile sull’isola spagnola.
Phu Quoc: isola tropicale, parchi nazionali e prezzi in salita
Quando pensi al “mare in Vietnam”, probabilmente in testa hai Phu Quoc: isola, palme, spiaggia bianca, amaca che oscilla piano. E sì, a tratti è davvero così. Solo che negli ultimi anni l’isola ha corso velocissima: resort ovunque, cantieri, prezzi ben più alti rispetto a Danang e Nha Trang, soprattutto tra Natale e Capodanno.
Le spiagge principali hanno caratteri diversi. Long Beach è la più urbanizzata: tanti resort uno accanto all’altro, bar sulla sabbia, tramonti assurdi. Però è comoda: scendi e sei subito in acqua, poi ti siedi al bar a scegliere quale cocktail rovinarti la giornata.
Ong Lang mi è piaciuta di più per l’atmosfera un po’ più tranquilla: meno caos, qualche ristorantino carino e un ritmo più lento. Sao Beach è la più instagrammata, con sabbia chiara e mare turchese nei giorni buoni. Nei giorni meno buoni, invece, le correnti portano rifiuti e l’effetto è meno paradisiaco. Va molto a periodo.
L’isola nel complesso è un mix strano: resortone con piscina a sfioro accanto a tratti ancora quasi rurali, bar con musica sparata e, due spiagge più in là, silenzio totale. Una sera a Long Beach ho guardato il cielo diventare rosa-viola mentre un bar vicino pompava reggaeton a volume da concerto: romanticismo e discoteca nello stesso fotogramma.
Per il clima, la stagione secca va grosso modo da novembre ad aprile, con picco “wow” tra dicembre e febbraio. In questi mesi però salgono anche i prezzi dei voli e degli hotel. Il mio bungalow più economico vicino al mare, in bassa stagione, mi è costato circa 30 euro a notte. Quando ho provato un resort di fascia media con piscina e accesso diretto alla spiaggia sono salito a 90–100 euro, e a Natale gli stessi posti mi risultavano quasi doppiando. Prima di bloccare le date, io butto sempre un occhio ai prezzi medi degli hotel su HikersBay o motori simili, giusto per non sbagliare completamente periodo.
Phu Quoc non è solo lettino: c’è il parco nazionale, con possibilità di trekking leggeri nella giungla, e qualche cascata carina nella stagione giusta. Verso sud, la zona di An Thoi è il punto di partenza per le gite in barca tra isole minori. Per un tour snorkeling di giornata intera con più stop e attrezzatura inclusa ho pagato circa 40–45 euro, pranzo a bordo compreso.
Se stai facendo il classico ragionamento “mare da cartolina in Europa o volo lungo verso l’Asia?”, ti torna utile anche il confronto tra Es Trenc e l’Italia. Io, mettendo in fila i costi di Phu Quoc in alta stagione, mi sono reso conto che l’isola ormai gioca in un’altra categoria rispetto al resto del Vietnam. Bella, a tratti splendida, ma non più “super cheap”.
Se dovessi riassumere per chi è indeciso: Danang è la selta più cittadina e conveniente, perfetta se vuoi mare ma anche caffè, coworking, street food e gite. Nha Trang è il compromesso “pacchetto vacanza senza pacchetto”, con prezzi ancora gestibili e tante comodità, soprattutto per famiglie. Phu Quoc è quella più tropicale, da tramonto con cocktail in mano, però il conto finale tende a salire. La scelta alla fine si gioca tra quanto vuoi staccare dal mondo, quanto vuoi spendere davvero e quanta voglia hai di spostarti una volta atterrato in Vietnam.
