Vietnam nel 2026: paradiso low cost o mito del passato?
Atterro ad Hanoi, è sera, umidità da sauna finlandese, motorini ovunque. Mi trascino in un caffè, ordino il famoso caffè all’uovo, mi siedo, sospiro “finalmente sono tornato” e poi arriva il conto. Lo guardo. Lo riguardo. Penso: ok, non è più il 2015.
Non parliamo di cifre folli, eh. Però quella tazzina che anni fa sarebbe costata l’equivalente di una moneta da taschino adesso la sento un po’ di più. E qui scatta la domanda che probabilmente ti stai facendo anche tu: nel 2026 il Vietnam è ancora una destinazione economica o i prezzi sono esplosi con turismo e inflazione?
Negli ultimi mesi ho incrociato dati di agenzie locali, guide aggiornate sul costo del viaggio, statistiche sul costo della vita, ma anche discussioni freschissime su forum, gruppi Facebook e Reddit. Gente che è stata lì ieri, non nel “Vietnam da 5 euro al giorno” di dieci anni fa.
Io prima di pianificare guardo sempre qualche piattaforma che confronta costi e hotel. Mi aiuta a non svenire davanti al POS. Di solito apro un paio di siti per farmi un’idea dei prezzi base di alloggi e città, e spesso finisco su HikersBay per dare un’occhiata ai costi degli hotel nelle varie zone: non è la Bibbia, ma mi evita sorpresa da “ultima stanza al triplo del prezzo”.
L’obiettivo qui non è farti desistere dal Vietnam, anzi. È capire se resta un buon affare nel 2026 e come continuare a viaggiarci senza rovinare il conto in banca. Con un occhio al confronto con Thailandia, Indonesia (Bali in testa) e Laos, perché molti fanno ancora il classico giro del Sud-Est asiatico e devono decidere dove fermarsi di più.
Alla fine troverai una risposta onesta alla domanda “conviene ancora?” e una piccola strategia concreta per goderti street food, trekking, Halong Bay e delta del Mekong senza vivere di noodle in bustina.
Quanto è davvero aumentato il Vietnam rispetto al resto del Sud-Est asiatico
Tra il 2019 e il 2026 il Vietnam ha fatto il pieno di turisti e di inflazione. Lo si sente soprattutto nelle classiche tappe: Hanoi, Ho Chi Minh City, Hoi An, Sa Pa, Ha Giang. Dove spuntano hotel di design e bar fotogenici, i prezzi iniziano a somigliare a quelli di casa.
Incrociando i numeri di agenzie locali e guide aggiornate, per esempio la guida di Asiatica Travel sul prezzo di un viaggio in Vietnam, esce una fotografia abbastanza chiara:
sono aumentati di più:
- pasti in ristoranti per turisti
- tour organizzati (Halong Bay, trekking “tutto compreso”, escursioni al Mekong)
- hotel di fascia media nelle zone centrali
sono ancora molto convenienti:
- street food e mercati locali
- caffè frequentati dagli abitanti, non da Instagram
- guesthouse e homestay fuori dai quartieri più turistici
Ti faccio un esempio concreto: ad Hanoi, una notte in un hotel carino ma non di lusso, a dieci minuti a piedi dal Lago Hoan Kiem, l’ho pagata circa 32–35 euro, colazione inclusa. Qualche settimana dopo, per una camera molto simile a Chiang Mai, in un’area altrettanto centrale, mi hanno chiesto quasi 50 euro. A Yogyakarta, in Indonesia, per uno standard paragonabile stavo sui 45–48 euro.
Quando entri nel mondo Thailandia, la situazione cambia di nuovo. Bangkok, per bar e ristoranti “alla moda”, è ormai vicina a certe città europee. Il nord, invece, resta pieno di occasioni, soprattutto per chi non ha problemi a dormire in guesthouse semplici. In Indonesia, Bali è un universo a parte: Canggu, Uluwatu, Seminyak spesso superano il Vietnam per prezzi di cocktail, brunch, scooter, alloggi “instagrammabili”. A parità di livello, lì ho speso con facilità il 20–30% in più.
Il Laos, al contrario, rimane ancora più tranquillo dal lato portafoglio. Molte camere costano meno che in Vietnam, e mangiare locale è ridicolmente economico. Il conto, però, lo paghi in tempo ed energie: spostamenti lenti, collegamenti non sempre comodi, meno scelta su attività e servizi.
Se sei abituato a chiudere i conti di un viaggio in Giappone, tipo quello che ho raccontato in “Autunno a Nara in 4 giorni: quanto costa davvero tra momiji, cervi e treni per Kyoto”, il Vietnam nel 2026 ti sembrerà ancora sorprendentemente leggero. Non è più il posto dove ogni cosa costa spiccioli, però per rapporto tra esperienza e spesa giornaliera, è ancora nettamente in zona verde.
Dove il Vietanm resta economico (e dove ti svuota il portafoglio)
Scena tipica: sono seduto su uno sgabello di plastica in una via caotica di Hanoi, una bia hoi in mano. Birra fresca, strada che vibra, conto totale: circa 0,40 euro. Sorrido, mi convinco che il mito del low cost è vivo e vegeto.
Due ore dopo salgo su un rooftop con vista sulla città, luce pwrfetta, DJ, piscina a sfioro. Ordino da bere, arriva il menu: la birra è a 3 euro e passa. Penso: ok, il Vietnam del 2026 è ufficialmente a due velocità.
Velocità 1: il Vietnam ancora economico. Street food, mercati, caffè “normali”, trasporti pubblici. Un pho in una bettola vicino al mio ostello, piena di gente del posto, mi è costato sui 1,80–2 euro, con porzione che sfidava le leggi della fisica. Il giorno dopo, stessa zuppa in un ristorante super fotogenico, lampadine, piante ovunque, menu in inglese perfetto: quasi 4 euro. Sempre onesto, ma il raddoppio lo senti.
Sulle colazioni è uguale. In una caffetteria anonima, ma frequentata da lavoratori vietnamiti, caffè e banh mi intorno ai 2,50 euro in tutto. In un locale “per laptop e foto”, tra avocado toast e cappuccino decorato, stai tranquillamente sui 6–7 euro.
Velocità 2: il Vietnam che pesa sul budget. Tour di gruppo standardizzati e hotel ben piazzati. Halong Bay è l’esempio classico. Le crociere di una notte nella baia che dieci anni fa erano quasi regalate ora stanno su cifre molto più serie, soprattutto per le barche nuove, con cabina privata e pasti inclusi. Idem per trekking a Sa Pa con guida e pernottamento in homestay “pronto per Instagram”.
Ho notato un salto netto tra alloggi “ok, un po’ basic” ma economici, e quelli curati, con buona posizione e recensioni alte. Questi ultimi, nelle città più turistiche, tendono a salire velocemente, soprattutto se prenoti tardi. Per questo mi piace darmi un’occhiata preventiva online alle fasce di prezzo dei vari quartieri: strumenti che confrontano velocemente i costi degli hotel, come HikersBay per gli alloggi, aiutano a capire dove ti conviene cercare prima di fissare il volo.
Rispetto ai vicini, il quadro è misto. In Thailandia, ad esempio, mi è capitato di pagare più che in Vietnam per cibo nei centri commerciali e spostamenti interni, soprattutto i voli domestici prenotati all’ultimo. In Indonesia, certe isole ormai giocano in un altro campionato: beach club con cocktail a 10–12 euro, lettini a pagamento, transfer privati quasi europei. In Laos, invece, molte spese restano più basse, ma devi mettere in conto bus lunghi, lentezze, pochi tour organizzati davvero vari.
Per il mare il confronto si fa ancora più interessante. Una giornata in barca alle isole vicino a Nha Trang o Phu Quoc, con pranzo semplice a base di pesce, mi è costata attorno ai 25–30 euro, attrezzatura base inclusa. Se paragono questi numeri agli scenari più lontani di cui parlo in “Snorkeling a Cuba nel 2026: quali spiagge battono davvero la concorrenza (e quanto ti costano)”, il Vietnam sul mare e sulle escursioni resta spesso più vantaggioso. Non c’è bisogno di vendere un rene per un po’ di snorkelling decente.
Morale un po’ cinica ma utile: non esiste più un Sud-Est asiatico dove tutto costa due euro. Però, giocando con quartieri, orari e qualche rinuncia al rooftop di moda, in Vietnam si riesce ancora a mangiare e dormire bene senza piangere davanti al bancomat.
Come continuare a viaggiare in Vietnam spendendo poco senza perdere il bello
Cnofessione personale: al mio primo viaggio in Vietnam ho buttato soldi in pacchetti “all inclusive” comprati al volo in ostello. “Così risparmio tempo”, mi dicevo. In realtà ho solo speso di più per fare cose che avrei potuto organizzare con un autobus locale e una guesthouse a gestione familiare. Stessa esperienza, metà del prezzo, più chiacchiere con chi ci vive davvero.
Nel 2026 il trucco, per me, è questo: spendere nei momenti giusti e tirare il freno sugli “extra scenografici”.
Prima cosa: alloggi. Invece di cercare per forza qualcosa nel cuore del quartiere super turistico, cerco strutture in zone appena laterali, ma ben collegate. Ad Hanoi, spostarmi di dieci minuti a piedi mi ha fatto risparmiare attorno al 20–25% a notte, senza perdere nessuna delle cose che volevo vedere. Idem a Ho Chi Minh City, dove un hotel a due isolati dalla “zona backpacker” era molto più tranquillo e più economico.
Seconda cosa: alternare le giornate. Una crociera ad Halong, un tour al delta del Mekong o un trekking organizzato pesano sul budget, è inevitabile. Io cerco di concentrarli in pochi giorni e li affianco a giornate quasi a costo zero: esplorazione a piedi, mercati, musei economici, lunghe sessioni di street food. Così, alla fine della settimana, la media resta ancora accettabile.
Terza mossa: informarsi prima sui prezzi medi delle attrazioni. Molte lamentele “il Vietnam non è più economico” arrivano da chi compra il primo pacchetto che un ostello o una piccola agenzia gli mette sotto il naso. Con due ricerche online, un paio di thread recenti di viaggiatori e una rapida occhiata ai costi medi di hotel e trasporti, spesso scopri che lo stesso tour esiste a varie fasce di prezzo, con differenze ridicole nel programma reale.
Per evitare di ritrovarmi a pagare una fortuna per l’ultima satnza disponibile, ormai gioco sempre d’anticipo. Controllo diverse piattaforme che confrontano costi e condizioni degli hotel, e do uno sguardo anche a dati base su clima e periodo migliore. Una settimana di pogge intense significa voli cancellati, notti extra da qualche parte, cambi di plan all’ultimo. Anche servizi che raccolgono info su meteo, costi e periodo migliore per visitare una città aiutano a capire quando i prezzi rischiano di “gonfiarsi” per stagione sbagliata.
Questo modo di ragionare non lo applico solo al Vietnam. Lo stesso approccio l’ho usato analizzando dove conviene andare al mare coi bambini a Cuba, nel pezzo “Le migliori spiagge di Cuba per famiglie: Varadero o Cayos? La risposta che nessuno ti dà nei cataloghi”: stessa logica, zone super turistiche che costano di più, alternative meno ovvie che salvano il budget.
Arriviamo alla domanda secca. Il Vietnam è ancora economico nel 2026? Sì. È ancora una delle opzioni più convenienti del Sud-Est asiatico, soprattutto se lo confronti con Bangkok, Bali o con il conto finale di un viaggio in Giappone. Ma non è più il paese da leggenda “5 euro al giorno e vivo come un re”. Serve un minimo di strategia.
Con un po’ di ricerca, qualche compromesso sugli orari di partenza e un certo amore per gli sgabelli di plastica, puoi ancora fare Halong Bay, un trekking a Sa Pa, un paio di caffè con vista e dormire in posti dignitosi senza bruciare i risparmi. Il passo successivo? Prendere carta, penna, aprire il foglio Excel o l’app che usi di solito e confrontare il tuo budget Vietnam con quello di altri viaggi che hai in mente, da Cuba al Giappone, magari partendo proprio dagli articoli che ho linkato. I numeri, alla fine, sono sempre più onesti dei ricordi del “Vietnam di una volta”.
