Perché nel 2025 tutti vogliono andare in Brasile… ma non solo a Rio
Rio è fantastica, nessuno lo nega. Ma dopo il terzo reel del Cristo Redentore con la stessa inquadratura, viene un po’ voglia di allargare la mappa. Il Brasile è talmente enorme che scegliere dove andare manda davvero il cervello in tilt: è come aprire Netflix senza sapere che serie vuoi vedere.
Questo è un giro rapido tra dieci posti da mettere in lista tra 2025 e 2026 se Rio l’hai già vista, o se vuoi abbinarla a qualcosa di diverso. Niente guida perfetta, solo esperienza sul campo: cosa mi è piaciuto, cosa mi ha fatto imprecare e quanto ho speso più o meno per dormire, mangiare e muovermi.
Troverai sei grandi classici che stanno tornando super richiesti (Iguaçu, Amazzonia, Salvador, Chapada Diamantina, Costa del Cacao e spiagge del Nordeste), con pro, contro onesti e idee per combinarli in un unico viaggio. Io ho incastrato ad esempio Iguaçu + Buenos Aires + Nordeste, ed è uscito un puzzle niente male.
Se ti piace pianificare con i numeri, ha senso fare un giro su un comparatore di prezzi di hotel e costi di viaggio tipo HikersBay, giusto per capire quanto ti chiederanno per una stanza vista palme prima di innamorartene su Instagram. Ma ora, davvero, usciamo dalla bolla di Rio e guardiamo il resto della mappa brasiliana.
Cascate di Iguaçu: il mostro d’acqua al confine con l’Argentina
La prima volta che sono entrato sulla passerella lato brasiliano mi ha colpito il rumore. Un muro sonoro continuo. Dopo due minuti avevo la faccia completamente bagnata da quella nebbia d’acqua che sale dalle cascate, e la mia mantellina “impermeabile” era già in ritirata.
Siamo al confine tra Brasile, Argentina e Paraguay. Nel 2025–2026 Iguaçu è di nuovo ovunque: video virali, nuove passerelle, combinazioni facili con uno stop a Buenos Aires. La parte brasiliana è più panoramica, vedi l’intero anfiteatro di cascate davanti a te. Quella argentina è più immersiva: ti infili letteralmente dentro il fiume, con passerelle sopra l’acqua e la “Garganta do Diabo” che ti inghiotte con il rumore.
Io ho fatto entrambi i lati e una gita in barca sotto le cascate (che è un modo elegante per dire “tanto ti bagni lo stesso”). Per dare un’idea dei costi: tra ingresso al parco lato brasiliano, navette interne e snack vari ho speso intorno ai 40–45 euro in un giorno. Una pousada semplice ma pulita a Foz do Iguaçu mi è costata circa 35 euro a notte con colazione.
Pro: tutto è molto semplice da organizzare, i bus funzionano, la segnaletica è chiara e l’impatto visivo è assurdo anche se hai già visto altre cascate. Davvero difficile restare delusi.
Contro: tanta gente, code nelle ore centrali, ristoranti vicino all’ingresso con prezzi ben sopra la media brasiliana e qualità meh. Meglio spostarsi un po’ in città per mangiare.
La stagione conta parecchio. In periodi di piogge forti le cascate sono più potenti, ma alcuni sentieri possono chiudere. I fenomeni meteo globali (El Niño, La Niña e compagnia) stanno cambiando anche le piogge in Sudamerica: per farti un’idea concreta di come funzionano questi cicli, può tornare utile un pezzo come El Niño, La Niña e viaggi in Asia a giugno: cosa ti aspetta davvero nell’estate 2025, perché i meccanismi che cambiano il monsone in Asia giocano con le piogge anche qui.
Consiglio secco: arriva all’apertura, fai il giro principale entro le 11 e portati una mantella comprata in città. Quelle del parco costano quasi quanto il biglietto.
Amazzonia da Manaus e Salvador da Bahia: tra giungla vera e città più africana del Brasile
Arrivare a Manaus è un po’ straniante: sei in una grande capitale di stato in mezzo alla giungla. Centro coloniale con il teatro in stile europeo, caldo umido che ti schiaffeggia appena scendi dall’aereo, mercati con frutta di cui non sai nemmeno pronunciare il nome.
Da qui partono i classici tour in Amazzonia. Di solito funziona così: barca sul fiume, lodge su palafitte, gite in canoa al tramonto, avvistamento caimani di notte, un po’ di trekking nella foresta e almeno una notte in amaca sotto una zanzariera. La cosa che mi ha colpito di più è stato il silenzio totale quando le barche spengono i motori. Silenzio e, subito dopo, il concerto degli insetti.
Pro: è una vera immersione nella foresta, vedi il famoso “meeting of the waters”, dove i due fiumi di colori diversi scorrono affiancati per chilometri, e parli parecchio con guide locali che ti spiegano come si vive davvero lì.
Contro: caldo feroce, zanzare ovunque, e i prezzi salgono appena punti un lodge un po’ più curato. Per un pacchetto di 3 giorni e 2 notti con trasferimenti, pasti e attività ho pagato circa 280–300 euro. Non poco, ma il contesto non è proprio low cost.
Prima di scegliere dove dormire, una sbirciata alle fasce di prezzo degli hotel su HikersBay aiuta a non farsi sorprendere dai preventivi dei lodge più boutique.
Poi arrivi a Salvador e sembra di cambiare Paese. Il Pelourinho è un centro storico pieno di case colorate, chiese barocche, musica praticamente sempre in sottofondo. La componente africana è fortissima, la senti nella cucina, nei canti, nelle danze di capoeira in srtada.
Tra 2025 e 2026 Salvador è tornata tra le city break più interessanti del Brasile: nuovi voli interni, un bel lavoro di restauro di molte vie centrali, più hotel carini in palazzi antichi. Io ho dormito in un hotel medio nel centro storico a circa 55 euro a notte e pranzato con moqueca (stufato di pesce al latte di cocco) per 8–10 euro in ristorante semplice ma ottimo.
Pro: vita notturna piena di musica, cibo pazzesco, spiagge raggiungibili con brevi spostamenti, identità culturale forte. Non è una città anonima, lascia il segno.
Contro: la sicurezza cambia da quartiere a quartiere. La sera io ho usato quasi solo taxi o app, e con telefono e zaino sono stato un po’ più prudente del solito. Non è un dramma, ma non è neanche la cittadina svizzera sul lago.
Se ti piacciono le città con un ritmo più lento e molto vissuto, Salvador ha qualcosa dello spirito di certi luoghi asiatici. Mi ha ricordato, per certi versi, quello che ho provato leggendo l’articolo Itinerario economico a Nara in 48 ore: cosa nessuno ti dice sulla “piccola Kyoto” dei cervi: dietro l’immagine da cartolina c’è sempre un lato più quotidiano, meno filtrato.
L’energia caotica della giungla e quella festosa di Salvador sono molto diverse, ma metterle una dopo l’altra nello stesso viaggio fa capire quanto il Brasile sia lontano dall’idea “un solo Paese, una sola atmosfera”.
Chapada Diamantina, Costa del Cacao e spoagge del Nordeste: dove rallentare davvero
Dopo cascate, città rumorose e barche in Amazzonia, arriva il momento di rallentare. Qui entriamo nel Brasile di chi cerca trekking, natura diffusa e mare da sfondo del cellulare, senza la folla di Rio.
La Chapada Diamantina è un altopiano nel cuore dello stato di Bahia. Gole rocciose, fiumi, cascate, grotte, altipiani con viste che sembrano finti. Un giorno ho fatto un trekking che mi ha spaccato letteralmente le gambe per ore e, giusto quando stavo per maledire ogni salita, il sentiero si è aperto su un canyon al tramonto. Silenzio, vento caldo e una luce arancione che sembrava un filtro, solo che era gratis.
La base più comoda è Lençóis, un paesino con stradine in pietra, pousadas semplici e ristorantini che sembrano rimasti agli anni ’90. Per una stanza doppia carina ho speso circa 30 euro a notte. Una giornata intera con guida, jeep, ingressi e pranzo è costata intorno ai 45 euro. Facendola da solo avrei risparmiato, ma tra indicazioni, tempi e logistica mi sarei perso metà del bello.
Pro: trekking spettacolari, villaggi tranquilli, atmosfera rilassata, niente grattacieli in vista.
Contro: le distanze sono lunghe, le strade non sempre perfette, serve tempo per spostarsi tra un’area e l’altra. Non è una meta “weekend volante”. E molti viaggiatori arrivano non troppo preparati: acqua, scarpe serie, cappello. Gli errori sono gli stessi che si leggono in articoli su grandi trekking, tipo Trekking in Himalaya: 7 errori che tutti fanno (e che tu puoi evitare), solo che qui non stai salendo a 5.000 metri, ma il caldo ti cuoce comunque.
Scendendo verso la costa, il paesaggio cambia. La Costa del Cacao gira intorno a Illhéus, Itacaré e un sacco di villaggi tra giungla e mare. Piantagioni di cacao alle spalle, spiagge con palme davanti, pousadas boho con lucine e amache in giardino.
Pro: surf, yoga, viaggiatori da mezzo mondo ma ambiente ancora abbastanza easy. Fuori stagione ho pagato un bungalow fronte mare a Itacaré circa 40 euro a notte, a pochi passi dalla sabbia.
Contro: quando piove, piove sul serio. Puoi passare un’intera giornata con cielo grigio a guardare il mare dalla veranda. Le connessioni non sono sempre comodissime e, se cerchi vita notturna da grande città, rischi di annoiarti.
Il grande mondo delle spiagge del Nordeste meriterebbe un libro a parte. Jericoacoara, Pipa, Maragogi, i Lençóis Maranhenses con le lagune tra le dune… Potremmo continuare per ore. Io mi tengo due immagini: il buggy che corre tra le dune bianche con il vento in faccia, e l’amaca in mare con una caipirinha in mano mentre il sole cala lentissimo.
Pro: mare caldo praticamente tutto l’anno, atmosfera chill, paesini dove dopo due giorni conosci già i baristi per nome. Ci sono ostelli economici e pousadas più curate, qualcosa per ogni tasca.
Contro: le distanze sono enormi e il rischio è farsi incastrare in un solo villaggio perché non hai calcolato bene i tempi di spostamento. Anche qui un giro su strumenti che confrontano clima e costi di viaggio, tipo HikersBay, aiuta a scegliere il mese giusto e non arrivare in piena stagione delle piogge.
Alla fine, il Brasile oltre Rio è quasi infinito. Sta solo a te decidere se farti schiaffeggiare dalle cascate di Iguaçu, mangiarti vivo dalle zanzare in Amazzonia o non fare assolutamente nulla su una spiaggia del Nordeste. Idealmente, tutte e tre le cose nello stesso viaggio.
